Sammanfattning
Attraverso l’analisi di alcuni passaggi significativi, il presente intervento intende sostenere quanto segue.
In vista della prima rappresentazione svedese a Stoccolma nel 1928, sembra essersi affermata una volontà unilaterale di ricondurre Gösta Berling ai boschi del Värmland. Il risultato fu, paradossalmente, un allontanamento non solo dagli elementi propriamente operistici di matrice italiana, ma anche dalle qualità altrettanto operistiche e melodrammatiche della narrazione originaria.
La saga, originariamente indomita, venne così domesticata (Venuti, The Translator’s Invisibility, 1995) e trasformata in una creazione svedese più neutra di quanto non fosse mai stata. Tuttavia, nel tentativo di domesticarla, si produsse al contempo un effetto di foreignization, ossia una forma di esotizzazione e kitschificazione. Nella sua incapacità di cogliere ciò che l’opera italiana e il romanzo svedese avevano in comune, ciò che veniva percepito come una natura svedese falsificata si trasformò in una naturalizzazione che costituiva, in realtà, una vera falsificazione.
Se la traduzione svedese del libretto fosse stata un adattamento italiano di un’opera originariamente svedese, sarebbe stata senza dubbio accusata di kitsch — ad esempio per l’eliminazione ingiustificata della scena dell’osteria e per lo sfondo cartolinesco del lago ghiacciato, accompagnato da un’ouverture composta appositamente da Zandonai.
Solo con la ripresa a Karlstad nel 1994 fu possibile chiudere il cerchio della metamorfosi.
La principale differenza tra il libretto di Sven Lindström del 1928 e la rielaborazione di Magnus Lindman del 1994 risiede nel loro diverso modo di concepire l’originale e la copia. Lindström cercò di ricreare un originale autenticamente svedese a partire da quella che percepiva come una falsa imitazione italiana di Rossato. Lindman, al contrario, si propose di realizzare una copia credibile e più neutralmente svedese dell’originale italiano. In entrambi i casi si verifica una forma di domesticazione, ma su presupposti diversi e con esiti differenti.
Si dovette attendere oltre un secolo (1892–1994) perché maturassero le condizioni per riconoscere e cogliere appieno le affinità profonde tra il romanzo e l’opera.
In vista della prima rappresentazione svedese a Stoccolma nel 1928, sembra essersi affermata una volontà unilaterale di ricondurre Gösta Berling ai boschi del Värmland. Il risultato fu, paradossalmente, un allontanamento non solo dagli elementi propriamente operistici di matrice italiana, ma anche dalle qualità altrettanto operistiche e melodrammatiche della narrazione originaria.
La saga, originariamente indomita, venne così domesticata (Venuti, The Translator’s Invisibility, 1995) e trasformata in una creazione svedese più neutra di quanto non fosse mai stata. Tuttavia, nel tentativo di domesticarla, si produsse al contempo un effetto di foreignization, ossia una forma di esotizzazione e kitschificazione. Nella sua incapacità di cogliere ciò che l’opera italiana e il romanzo svedese avevano in comune, ciò che veniva percepito come una natura svedese falsificata si trasformò in una naturalizzazione che costituiva, in realtà, una vera falsificazione.
Se la traduzione svedese del libretto fosse stata un adattamento italiano di un’opera originariamente svedese, sarebbe stata senza dubbio accusata di kitsch — ad esempio per l’eliminazione ingiustificata della scena dell’osteria e per lo sfondo cartolinesco del lago ghiacciato, accompagnato da un’ouverture composta appositamente da Zandonai.
Solo con la ripresa a Karlstad nel 1994 fu possibile chiudere il cerchio della metamorfosi.
La principale differenza tra il libretto di Sven Lindström del 1928 e la rielaborazione di Magnus Lindman del 1994 risiede nel loro diverso modo di concepire l’originale e la copia. Lindström cercò di ricreare un originale autenticamente svedese a partire da quella che percepiva come una falsa imitazione italiana di Rossato. Lindman, al contrario, si propose di realizzare una copia credibile e più neutralmente svedese dell’originale italiano. In entrambi i casi si verifica una forma di domesticazione, ma su presupposti diversi e con esiti differenti.
Si dovette attendere oltre un secolo (1892–1994) perché maturassero le condizioni per riconoscere e cogliere appieno le affinità profonde tra il romanzo e l’opera.
| Bidragets översatta titel | Den hundraåriga metamorfosen och återupptäckten av originalet: Från Selma Lagerlöfs roman till operatransformationerna |
|---|---|
| Originalspråk | Italienska |
| Status | Publicerad - 2026 |
| Evenemang | Immaginario nordico e nuovi orrizonti estetici: Da La saga di Gösta Berling a I Cavalieri di Ekebù di Riccardo Zandonai - Accademia Roveretana degli Agiati di Scienze, Lettere ed Arti, Rovereto, Italien Varaktighet: 2026-maj-07 → 2026-maj-08 https://agiati.org/immaginario-nordico-e-nuovi-orizzonti-estetici-i-cavalieri-di-ekebu-di-riccardo-zandonai |
Konferens
| Konferens | Immaginario nordico e nuovi orrizonti estetici |
|---|---|
| Land/Territorium | Italien |
| Ort | Rovereto |
| Period | 26-05-07 → 26-05-08 |
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